Recensioni, critiche e consigli

Questo articolo era solo una bozza fino a stamattina e lo avrei lasciato morire nei meandri delle bozze perché spesso è meglio lasciar perdere certi argomenti, per non accendere polemiche sterili, e concentrarsi sul proprio lavoro. Tuttavia ho avuto un ripensamento proprio stanotte, mentre leggevo uno dei libri che mi hanno inviato da recensire. Un libro con un argomento interessante e una storia che racconta la storia. Un romanzo che ha tanti lati positivi, ma anche qualche “difettuccio” di scrittura. Tant’è…

Vengo al sodo. A volte mi succede di scrivere recensioni, o impressioni di lettura, pensando all’autore, che di solito è un esordiente. Sono persone che mi stanno a cuore, perché tutti noi scrittori siamo passati per questa fase e tutti abbiamo avuto quel periodo in cui ci aspettavamo dei grandi commenti positivi.

La propria creatura… abbiamo un legame ombelicale con ognuno dei nostri romanzi e proprio come un bravo (lo pensiamo noi) e orgoglioso genitore attendiamo ogni critica un po’ sul chi va là: ringraziamo per ogni complimento (mentre il nostro ego comincia a farsi tronfio) e siamo tentati di sbranare chi ha scritto qualcosa di negativo.

Ecco… ci sono autori che accettano tutte le critiche e altri no. Da questi ultimi non ci si può difendere, purtroppo. Spesso sono sostenuti da lettor* che fanno branco sui social e, altrettanto spesso, facili agli insulti verso chi ha scritto anche e solo un commento (piuttosto che una recensione) onesto non proprio carino, ma dettato da un’analisi oggettiva del testo. Perché dico questo? Perché stando sui social per lavoro mi imbatto in discussioni sulle recensioni al limite del surreale, tanto da chiedermi: ma davvero esiste gente così? Gente che per una stellina in più venderebbe l’anima al diavolo.

Ho poi ho una specie di hobby, che pratico nei momenti di stanca, o quando scrivere mi risulta impossibile e di lavorare non è giornata: mentre spulcio alcuni titoli da acquistare (di solito su Amazon, anche se lo odio) mi soffermo sulle recensioni (lo so, è una parola grossa) per puro divertimento.  Lì si apre un mondo variopinto e divertente:

  • c’è il recensore intelligente (quello che vuole apparire tale), che con dieci righe di commento riesce a sintetizzare la propria opinione (e quindi non è una recensione) utilizzando frasi tipo “apprezzabile l’impegno dell’autore” o “storia ben dosata”, che dicono tutto e non dicono nulla
  • c’è il recensore prolisso, che scrive un semi-saggio sull’argomento del libro e vorrebbe fare sfoggio della propria cultura
  • c’è il recensore amico a ogni costo, che è facile individuare perché nel commento stesso include parole come “lo conosco di persona” o “ho letto tutto di quest* scrittor*”
  • c’è il recensore fan, che si spertica in complimenti senza dire nulla del libro e guai ad andargli contro (soprattutto alle lettrici di romance)
  • c’è il recensore detrattore a ogni costo, quello che ha bisogno di apparire, ma deve andare per forza contro corrente altrimenti non se lo filerebbe nessuno
  • c’è il recensore di se stesso… e sì, mi è capitato di leggere autori che si sono auto recensiti nascondendosi dietro un nick name (eh, gente di poca memoria questi, con svariati profili, che dimenticano a chi hanno spifferato la propria identità)
  • c’è il recensore del recensore, quello che nomina gli altri perché non ha argomenti, che forse non ha letto nemmeno il libro, ma in qualche modo deve esternare la propria (tze) opinione per via di una promessa di acquisto fatta all’autore stesso
  • c’è il recensore scrittore, che sta attento a dosare le parole e non dirà mai nulla di negativo sul collega per paura di ritorsioni
  • c’è il recensore sgrammaticato, quello che scrive poche parole e tanti puntini di sospensione, quello che ringrazia amazon per l’invio celere e il servizio prime (tze), quello che scrive solo “ve lo consiglio” o “non leggetelo, perderete solo tempo”…

Una bella varietà di persone e personaggi, non credete? Tuttavia, penso che ognuno abbia il diritto di scrivere ciò che pensa di un libro e che siano semplici commenti, o opinioni personali, o vere e proprie recensioni, ben vengano, perché significherebbe che ancora qualcuno legge. E’ vero che ho fatto un elenco ironico/sarcastico di chi legge e recensisce sugli store, ma serviva a sdrammatizzare un articolo che era nato un po’ cattivello. D’altronde si sa… non sono una brava persona.

Ora, io non lo so perché gli altri scrivano recensioni o semplici commenti di lettura, ma so perché lo faccio io. Che mi si venga a dire che recensisco per benevolenza e mi si consigli di andare a leggere Volo e altri autori noti, facendo del sarcasmo gratuito (che è ben diverso dal mio sarcasmo giocoso), a me poco importa. Continuerò a scrivere di ciò che leggo, siano essi romanzi che mi sono stati proposti che acquisti dettati dalla mia voglia di leggere.

Non scriverò di romanzi pubblicati con case editrici a pagamento ed è del tutto inutile commentare questa mia decisione. Per quanto non siate d’accordo, godo ancora di libero arbitrio.

Pubblicare a pagamento serve solo a rimpinguare le casse di furbi personaggi che hanno capito come sfruttare l’ego di ogni scrittore o presunto tale. E non è un’opinione la mia, come mi ha detto qualcuno, ma un dato di fatto: chi chiede soldi per pubblicare non è un editore, ma uno stampatore. E anche qui bisogna fare un distinguo:

  • ci sono stampatori che prendono il libro e lo stampano senza metterci mano, e li reputo persone poco serie (opinione condivisibile o meno)
  • ci sono stampatori che sono leggermente più seri e sottopongono il libro a un editing, sulla qualità dell’editing non discuto: aprirei un altro vespaio.

Non discuto nemmeno sulle decisioni degli autori che prendono la via della pubblicazione a pagamento, sono affari loro. Tuttavia credo che la libertà di decidere se leggere o meno un libro di questo tipo spetti al lettore. Io, come lettore, mi rifiuto!

Viva l’editoria indipendente e le case editrici NoEap!

Xo Xo Rita Angelelli

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