Intervista a Lara Bellotti – agente letterario

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Chi è nella realtà Lara Bellotti?

-R-

Sono una donna dalle tante sfaccettature, sono madre, compagna e agente letterario. Sono sempre stata una divoratrice di libri e amante della lettura, spaziando in ogni genere di testi. Non è facile gestire tutto insieme, ma amo questo lavoro perché è nella mia essenza, fa parte di me. Lo svolgo da 5 anni, ho iniziato come editor per una piccola Casa Editrice, insomma era una mia passione, che con tanta pazienza e impegno ho trasformato in lavoro. Ho 46 anni, nata a Torino, luogo in cui vivo, e di origine Romagnola; sono una persona che ama stare con la gente, adoro il mare come fosse una parte di me, ed è lì che mi “rifugio” quando voglio sentire me stessa. Non amo il razionale e ho sempre seguito tutte le filosofie orientali fin da bambina, al punto di leggerne così tanto che ne ho fatto insegnamenti di Vita. Introspettiva, cerco sempre di carpire insegnamenti da ogni scritto, o da ogni persona che mi si avvicina, diversamente non sarebbe per me uno scambio umano. Questo ovviamente si riflette sul lavoro, ma ben venga!

 

Che cosa fa di preciso un agente letterario?

-R-

L’agente letterario si occupa di seguire l’Autore nelle varie fasi della realizzazione dell’opera, dal manoscritto al volume, rappresentando gli interessi del proprio assistito nei confronti dell’editore. La professione di agente si pone da subito come ago della bilancia nei rapporti tra scrittori e case editrici, orientando le scelte degli uni come delle altre. In generale, svolge oggi per conto dell’autore la ricerca dell’editore tra tutte le case editrici che per caratteristiche meglio si confanno all’opera da pubblicare; una volta trovato l’editore, l’agente segue le fasi contrattuali, la promozione, la tutela dei diritti (nazionali ed eventualmente esteri), i pagamenti, l’invio dei rendiconti sulle vendite e le trattative tra agente ed editore, comprese anche le discussioni sulla copertina, l’impaginazione, la collana, la veste, la durata del contratto. Il lavoro dell’agente letterario è complesso e stratificato, va dal lavoro di ‘scouting’, o per servizi di traduzione, editing, ricerche bibliografiche, progettazione di libri, impostazione delle strategie di marketing, oppure semplicemente di ufficio stampa. L’agente offre anche servizi di consulenza altamente professionali che, oltre a segnalare le eventuali debolezze stilistiche o strutturali dell’opera, si premurano di fornire un orientamento nel mondo editoriale per indirizzare l’autore verso l’editore che meglio di altri può valorizzarne il testo. La maggior parte dei testi che arrivano a un agente letterario non soltanto contengono a volte anche errori grossolani, perfino in campo grammaticale, ma il più delle volte di tecnica interna al testo (in un giallo, oppure in un thriller, ad esempio, può capitare che magari mancasse totalmente la suspense all’interno del racconto, o contenesse situazioni al limite dell’assurdo e illogiche per la trama stessa, come la maggior parte delle spy-story, anche di stampo americano). Il grosso lavoro che fa un agente letterario è legato essenzialmente alla figura dell’autore, che deve essere attivo per partecipare alle presentazioni e manifestazioni relative al suo volume, previste in tutta Italia, perché l’attività dello scrittore non è più solamente sul testo, a causa della spietata concorrenza con altri libri pubblicati, ma offre anche un sostegno morale allo scrittore stesso. L’intuito per l’opera di un autore, che diventerà un best seller o sarà comunque abbastanza dotata in campo editoriale, è la caratteristica principale dell’agente letterario, e non riguarda soltanto il fattore commerciale, cosa che si sviluppa principalmente partecipando alle fiere dell’editoria e parlando con gli editor, gli editori, i redattori e anche con gli stessi autori, ma deve andare oltre lo stile e il testo stesso di un volume, e lo si sviluppa anche colloquiando a fondo con gli autori di un libro.

 

 

Cosa ti senti di dire a uno scrittore che vorrebbe fare il mestiere dello Scrittore?

-R-

Purtroppo è una delle domande che gli autori pongono spesso, ma la mia risposta è sempre solo una: si scrive per essere felici. Scrivere è qualcosa che va al di là di ogni aspettativa, di ogni domanda, e di ogni razionale pensiero. Il mio consiglio è quello di essere sempre umili, perché credo ( e questo lo confermano i grandi autori) che il successo sia solo una conseguenza della propria umiltà e umanità,  non solo della capacità di scrivere, della tecnica e dello stile. Certo, sono tutti elementi necessari per un buon libro, come è necessario il supporto di un buon agente, (che in Italia ancora non è ben conosciuto come all’estero) ma riuscire a creare empatia, tra autore e lettore è la cosa migliore per essere e diventare  buoni Scrittori. Di scrittura non si “campa”, ma si vive diversamente, è un ottimo metodo per fare sentire la propria essenza, sciogliere quella parte di noi nascosta che può donare al pubblico sempre qualcosa su cui riflettere.

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Come agente letterario hai a che fare tutti i giorni (o quasi) con le Case Editrici. C’è una casa editrice che ti fa dannare più di tutti? E perché?

-R-

Per mia fortuna solo una Casa editrice mi ha fatto dannare, in quanto per gravi inadempienze contrattuali ho dovuto far recedere dei contratti agli autori che con questa avevano già pubblicato, e si sono rivolti alla sottoscritta. Il mondo dell’Editoria è vasto, pieno di insidie, ecco perché l’importanza di un agente anche sotto questo aspetto.

 

 Cosa pensi dell’Editoria Italiana  e delle pubblicazioni “ti piace vincere facile” tipo Belen, Parodi, il calciatore di turno, l’attore porno, ecc… ovvero quelli che fanno cassa e vetrina?

 -R-

Penso che ci sono troppi che si fanno chiamare “Scrittori”, oggi sul mercato c’è di tutto , manca solo la pubblicazione della “lista della spesa” e poi siamo al completo. L’Editoria Italiana, siamo sinceri, ha tanti che scrivono, e molti meno che leggono, ma questo è uno schema che fa parte della poca base culturale in generale nel Paese. Io stessa sono in prima linea per far arrivare alle persone l’importanza della lettura, che spesso è molto meglio di un medico, senza ovviamente sostituirlo perché non  darei un buon consiglio e magari chi mi legge lo prende per buono! Sicuramente un buon libro è terapeutico come lo è la scrittura, questo è un dato di fatto.

Per quanto riguarda le pubblicazioni dei grandi personaggi ,che di scrittura nulla conoscono, beh… sono ovviamente opposta, non amo il vincere facile. Credo che ognuno abbia sicuramente una “vena artistica”, ma da lì allo scrivere un libro e fare “vetrina” nonché “cassa” come dici tu, c’è di mezzo il mare… o meglio chi scrive per loro. Anche questo modo di proporre i testi, e metterli sul mercato, purtroppo non è a favore degli esordienti.

 

Scrittori stranieri e scrittori italiani. La differenza più grande tra loro? Perché gli stranieri fanno cassa e gli italiani sono sempre di più un prodotto di nicchia negli scaffali delle librerie?

 -R-  

Anche qui trattasi di mentalità e apertura. Gli scrittori stranieri hanno sicuramente un modo di pensare molto differente, ovvero sono consapevoli, e scrivono senza il pensiero del “chissà se vendo”, oppure “chissà se piace”. Scrivono e basta, sono sé stessi e si mettono in gioco a prescindere da ciò che può essere un giudizio anche negativo. Ho avuto occasione di conoscere un autore fantasy americano, Steve Berry, e credetemi il loro modo di pensare e mettersi in gioco è totalmente diverso, a cominciare dal modo in cui si approcciano con le persone. In Italia spesso c’è freddezza, paura del giudizio, e poca disponibilità ad accogliere la critica costruttiva, che invece viene interpretata come un giudizio negativo. Dopo questa spiegazione è data la risposta. Gli Italiani restano di nicchia perché ci sono dei meccanismi in tutto il funzionamento generale dell’Editoria  che danno poche possibilità, e il modo errato in cui gli autori spesso si approcciano ad essa, specialmente se sono esordienti, non è facile da far comprendere. Ma confido nelle mie capacità, e attualmente posso dire che solo pochi di coloro che collaborano con me non sono riusciti a comprendere. La funzione dell’agente, in sinergia con la casa editrice e l’autore è fondamentale per questo.

Resta ovviamente il fatto che, e qui lo dico “a voce alta”, il nostro caro Paese/Governo, non mette certamente l’Editoria e la Cultura in primo piano, sia sotto forma di convenzioni, sia con i Media.

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La poesia. Anche la poesia è un prodotto di nicchia. Secondo te, perché? 

– R –

Anche questa domanda mi riporta al pensiero (realtà) espresso sopra, abbiamo una storia della Poesia non indifferente, che spazia da Leopardi ai contemporanei di oggi.

Trattasi sempre di poca apertura, e non parlo di cultura, ma di saper leggere tra le righe cosa un Poeta può trasmettere anche in pochi versi. Credo fermamente che se ogni lettore provasse anche solo una volta a immergersi un po’ di più nella lettura di una poesia, ne trarrebbe qualcosa di inaspettato e piacevole. In fondo leggere è pane per l’Anima no?

 

Il genere letterario che più ti appartiene? E quello che va per la maggiore?

– R –

Amo leggere e spaziare in ogni genere, ma quello che leggo più con piacere è la Poesia, sempre amata fin da bambina. I generi che attualmente sono più commerciali: sicuramente il Fantasy/Noir nonché il Thriller, ho constatato però, che ci sono autori per fortuna capaci di trasmettere molto anche attraverso questi generi che possono sembrare “letture leggere”, in realtà non è così, un buon Fantasy o Thriller può contenere messaggi di grande valore intrecciati nelle vicissitudini delle storie racchiuse nei testi.

 

E adesso qui serve una premessa. Per vari impegni miei e di Lara, l’intervista viene pubblicata solo oggi, anziché prima di natale 2015, ma è interessante comunque avere una risposta all’ultima domanda.

Riesci a comporre uno slogan per Natale? Il mio è: “Leggere poesia serve ad affinare le idee. Per Natale regalati dei versi.”

– R –

Che dire… sto rispondendo a questa intervista a Natale ormai passato, ma posso dirti quale il mio slogan per ogni occasione: Leggere rende consapevoli, come nell’Essenza di ognuno esiste l’Universo.

 

Lara: Ti ringrazio per questa intervista, spero di aver dato una serie di spiegazioni utili un po’ per tutti.

Rita: Grazie a te. A presto.

 

Lara Bellotti

Agente Letterario.

[email protected]

http://felicipensieri.altervista.org/

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One thought on “Intervista a Lara Bellotti – agente letterario

  1. Grazie a te per questa splendida opportunità di far conoscere meglio la figura dell’agente letterario. Un abbraccio a tutti gli autori e lettori.
    Lara Bellotti

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